Food Stories

La festa della Liberazione in cucina

Di Amalia Allegretti

25/04/2021

Una tavola verde, bianca e rossa per il 25 aprile: ecco le ricette al tricolore per celebrare la Festa della Liberazione.

 

Qual è il modo migliore di celebrare la nostra patria nel giorno della sua liberazione se non con quello che noi italiani sappiamo fare meglio, cucinare e goderci un pranzo o una cena in compagnia.

 

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Il menù tricolore

Il menù tricolore è d’obbligo: i colori dell’Italia, dalla bandiera in tavola. Le ricette devono tingersi del bianco delicato dei latticini più prelibati come la mozzarella, eccellenza solo italiana nel mondo. Il verde delle verdure del Mediterraneo e delle erbe aromatiche, profumi italianissimi come quello del basilico. E il rosso, tutto il cuore del pomodoro italiano. Da provare assolutamente una ricetta semplice, ma d’effetto degli Chef in Camicia, le pennette estive tricolori, freschezza e gusto assicurati!

 

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Chef stellati e ricette tricolore

Anche le stelle della cucina hanno firmato piatti per festeggiare, nei vari momenti dell’anno, l’Italia e la sua bellezza. Un piatto di spaghetti pomodoro e basilico per gli chef Antonello Colonna e Enrico Cerea, un classico all’italiana. La pasta alla Norma di Filippo La Mantia, inno all’italianità e alle sue caratterizzanti regionali. Heinz Beck porta in tavola un risotto tricolore, riso all’acqua di pomodoro e salsa di rucola con tartare di tonno fresco e pecorino. Pasta fresca all’italiana dello chef Luigi Taglienti, esplosione del tricolore con il verde dell’olio di spinaci, il rosso del San Marzano e il ripieno della pasta alla ricotta di bufala.

 

La pastasciutta antifascista

C’è davvero un piatto simbolo della Liberazione e dei sacrifici della Resistenza partigiana durante gli anni della dittatura fascista: la pastasciutta antifascista. Siamo nel 1943, precisamente il 25 luglio (due anni prima della Liberazione da parte degli Alleati), Mussolini è stato arrestato e nel Paese si intravede una luce in fondo al tunnel, anche se ancora lontana. Nel borgo emiliano di Campegine la famiglia Cervi, insieme a altre, per festeggiare l’accaduto, offre a tutti gli abitanti del paese, in piazza, chili di pastasciutta nei bidoni del latte (si trattava di maccheroni con burro e formaggio). Basti pensare che la pastasciutta era stata messa al bando dal Manifesto Futurista di Marinetti che la considerava “assurda religione gastronomica italiana”.